Ossessione - Sole - Wattpad

Ossessione

di luascrichenss

Ossessione

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Ossessione

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Luna Cyrdes si ritrova a dover affrontare il lutto di una persona a lei molto cara... Questo 'ennesimo' trauma della sua vita, la porta a sviluppare una vera e propria ossessione... Tormentata dai sensi di colpa. Può l'ossessione essere curata con...

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Ma che ragazzina odiosa! Perché Dante è così amichevole con chiunque? Non ha la minima idea di chi ha accettato di far sedere a tavola con noi! Ma io si! Non mi inganna quel suo finto sorrisetto angelico! Resta un demonio sotto mentite spoglie! "Se non è un disturbo... ovviamente." Dice con voce che a me suona fastidiosamente ironica.

"Sorridi Sole, è solo una studentessa problematica."

"Nessun disturbo." Mi incammino verso il ristorante che avevamo scelto io e Dante. Cerco di ignorarli, anche se forse non dovrei... non è da me... ripenso a come ha invaso il mio spazio personale sull'ascensore... Non so proprio come atteggiarmi con questa stupida ragazzina! Mi da sui nervi. Sento Dante dire che ha un talento per il disegno.

"Quindi sa fare qualcosa oltre che ritardare ai corsi, mettere zizzania nelle relazioni, ubriacarsi e fumare."

Non riesco a fare a meno di chiedermi quale sia il soggetto dei suoi disegni... La guardo di sottecchi. Probabilmente delle bottiglie di alcolici. Attendo l'attimo scontato in cui inizierà a vantarsi. E invece sta cercando di liquidare il discorso in ogni modo... si è irrigidita...

"Sto guardando il suo corpo."

È a disagio. "Non è un talento, è solo un hobby." Quasi lo ringhia. È evidentemente in fastidio di essere lusingata, ma cerca di nasconderlo con la sua classica aria da arrogante.

"Non sei abituata ad essere elogiata Luna?"

Mi sfugge un sorriso. Inizio a immaginarla china su un bloc-notes, con i suoi lunghi ricci neri caotici che le ricadono sul viso imbronciato, a disegnare immagini tetre, proprio come il suo aspetto, proprio come il suo sguardo. "Mi immagino disegni in bianco e nero, visto il soggetto..." Mi sfugge dalle labbra questa provocazione, mentre la studio attentamente. Dante conferma la mia teoria. Non appena Luna ammette di lasciarli in bianco e nero non per un motivo specifico o una scelta stilistica come mi aspettavo, ma perché non è in grado di colorare, mi strappa una risata genuina, Dante mi segue a ruota. La guardo, sembra infastidita, ma poi si lascia andare: le sopracciglia che si inarcano in una punta di umorismo, gli angoli delle sue labbra carnose imbronciate si sollevano in un sorriso, poi in una risata. Ha un sorriso davvero bello, non si vede spesso. Dante sembra sorpreso della sua apertura quanto me, continua a parlare galvanizzato. Mi svela di ritratti di una ragazza bellissimi che Luna fa molto spesso. Qualcosa però... nel volto di Luna cambia. Inchioda di colpo. Resto immobile a guardarla. I suoi occhi, che per la prima volta da quando l'ho vista sembravano luccicare, d'un tratto si sono spenti. I muscoli della sua mascella stanno pulsando, le mani in tasca sono come prima, ma le braccia sembrano più tese.

Rivela che quei ritratti sono della sua defunta migliore amica.

Sento il mio cuore spezzarsi. Come se tutto si stesse muovendo a rallentatore, vedo Dante mortificarsi, e Luna ammonirlo, per poi andarsene infuriata. Quella furia... deriva da un dolore che... io conosco bene. Quello del lutto. Sento Dante che la chiama, ma sono certa non si volterà nemmeno, non una come Luna. Afferro dante per un braccio, mentre guardo quella riccia dannata sparire tra i vicoli di Firenze, una macchia nera, tra mille colori sbiaditi. "Lasciala andare." Mi limito a dire. Non ho intenzione di dare spiegazioni, ma con uno sguardo sicuro, gli faccio intendere che so di per certo che è la cosa migliore da fare.

Cerco di tranquillizzarlo per tutto il pranzo, nonostante le parole di Luna continuino a risuonarmi tra i pensieri.

"La mia migliore amica morta."

Mi chiedo che cosa le sia successo, da quanto tempo si conoscevano... doveva tenerci molto, non sembra una ragazza che definisce 'migliore amica' chiunque, sembra riluttante all'idea di rapportarsi con i suoi compagni per un rapporto di amicizia. "Perché non ci sono arrivato prima? Mi piacerebbe riuscire a capire gli studenti come fai tu Sole." Dice Dante in preda ai sensi di colpa. Ma è proprio questo il punto. Dopo quella rivelazione mi sono resa conto di averla sottovalutata in una maniera quasi malvagia. Scuoto il capo: "Non potevi saperlo, non abbatterti in questo modo." Gli appoggio una mano sulla spalla per dargli sostegno. "Ci dovevo arrivare! È il mio lavoro! Dovresti vederla come sembra così malinconica mentre la disegna, e il fatto che non voglia mai esporli... dovevo arrivarci!" Quell'immagine mi spezza il cuore. Cerco di intrattenere Dante parlando di altro, nonostante i miei pensieri continuino a tornare a Luna.

"Chissà cosa diamine sta combinando... dove si trova adesso..."

Quando arriva l'orario del ritrovo percepisco subito l'assenza del suo viso imbronciato nel gruppo. Dante va di nuovo in allerta, mi chiede se non sia il caso di contattare i carabinieri. Dovremmo farlo, fa parte del nostro lavoro. "Mi ha detto di non sentirsi molto bene, è rimasta in hotel." Mento.

"Perché sto mentendo?"

La studentessa dai capelli rossi mi guarda storto: "Non sta bene? Potrei raggiungerla, per assicurarmi che si riprenda!" Dice preoccupata, Dante sta sicuramente per dirle che è un ottima idea. "No, ha chiesto di essere lasciata da sola." Dico dura e autoritaria. "Bhe si..." Ridacchia la studentessa, "Però forse non è il caso di ascoltare una persona che non sta bene no?"

"Ma quanto è seccante?"

La fulmino con lo sguardo: "La signorina Cyrdes è un'adulta grande e vaccinata, ha chiesto di restare in hotel da sola, non dovrebbe invadere lo spazio dei suoi compagni in questo modo." La ammonisco, rimettendola immediatamente al suo posto. Dante mi guarda confuso per qualche istante, ma non dubita delle mie parole, non ha mai avuto motivo per farlo. Riprendiamo la gita. Mi assento con una scusa per recuperare dai moduli di adesione alla gita il numero di Luna. Mi ricongiungo al gruppo e, colgo i momenti in cui non vengo notata per telefonarle, ma non risponde. Se le capita qualcosa, rischio di perdere il lavoro e di avere grossi guai...

"Ma perché l'ho fatto?"

Tornati in hotel la studentessa con i capelli rossi corre nella mia stanza preoccupata. "Professoressa Casadea! Lucy non si trova in camera!" È nel panico. La rassicuro subito. "Come ti ho già detto questo pomeriggio, la signorina Cyrdes ha bisogno di stare sola, si è fatta assegnare un'altra camera per oggi." Mento, ancora una volta. Mi guarda stranita, ma non osa dire nulla, mi ringrazia, si scusa per il disturbo, e se ne va.

"Luna ma dove sei finita?"

Sto iniziando ad alterarmi. Mettere a rischio in questo modo la mia carriera per una ragazzina disturbata...

"No... non è disturbata... sta soffrendo, e tu sai benissimo come ci si sente."

Provo ancora una volta a chiamarla...

Trattengo il respiro...

"Pronto?" Biascica, con voce calma e incuriosita.

"Sta bene."

Sorrido.