Ossessione - 21. Luna - Wattpad
Ossessione
di luascrichenss
Ossessione
Luna Cyrdes si ritrova a dover affrontare il lutto di una persona a lei molto cara... Questo 'ennesimo' trauma della sua vita, la porta a sviluppare una vera e propria ossessione... Tormentata dai sensi di colpa. Può l'ossessione essere curata con...
A pranzo eravamo liberi di scegliere dove andare in autonomia. Ci saremmo riuniti con il gruppo alle due del pomeriggio, proprio di fronte agli Uffizi. Detestavo ammetterlo ma morivo dalla voglia di invadere lo spazio privato di Sole... di sapere cosa le piaceva mangiare, cosa beveva, mangiava prima le cose che le piacevano di più nel piatto? O quelle che le piacevano meno? Oppure tutto insieme? La mia testa non la smetteva di tormentarmi con queste domande inutili.
"Prof Dante!" Gli sorrisi amichevole, restò sorpreso del mio approccio.
"Ciao Lucy! Hai deciso dove pranzare? Io e la professoressa Casadea stiamo pensando di mangiare una bella fiorentina!"
"Io e Lucy invece volevamo provare..." Elena si intromise, ma la interruppi all'istante.
"Buona la fiorentina! Posso unirmi?" Chiesi al prof di arte. Sole mi squadrò dalla testa ai piedi, poi guardò Elena alle mie spalle e scosse il capo.
"Ma certo! Elena, vuoi unirti anche tu?" Chiese il prof Dante, ma con mia fortuna il ragazzo di Elena venne a raccattarla. Un ghigno malefico sbucò sul mio volto, mentre guardavo l'espressione scocciata di Sole.
"Lo so che mi vuoi, è inutile che fai quella faccia."
"Se non è un disturbo ovviamente..." Aggiunsi, guardando la Casadea, attirando appositamente anche l'attenzione del prof Dante su di lei. Fece un sorriso isterico: "Nessun disturbo." Forzò una voce cordiale. Il gruppo si sparpagliò per le vie di Firenze, e per mia fortuna Elena e il suo gruppo si diressero dal lato opposto del nostro.
"Ti sta piacendo Firenze Lucy?" Chiese il prof Dante.
"Certo! Davvero bella..." Mormorai squadrando lei, soffrendo l'assenza del suo sguardo.
"Lo sai Sole, la signorina Cyrdes ha un talento per il disegno! Con una matita HB e una gomma può disegnare al dettaglio qualsiasi cosa!" Mi lusingò, io mi sentii fortemente a disagio. Sole doveva essersene accorta perché finalmente i suoi occhi mi puntarono, aveva un sorrisetto divertito in volto.
"Davvero?" Intimò il prof di arte a continuare.
"Stronza."
"Oh sisi! Cerco sempre di convincerla a iscriversi ai concorsi, ma non c'è verso..." Scossi il capo quasi infastidita: "Non è un talento, è solo un hobby." Dissi acida mentre camminavo a testa alta, con le mani in tasca, strafottente. "Mi immagino disegni in bianco e nero, visto il soggetto." Disse Sole squadrandomi.
"Visto il soggetto?"
La squadrai offesa. "Tende a non colorarli, si." Confermò il prof di arte ridacchiando. "Non sono capace di colorare!" Sbraitai, rubando una risatina a entrambi, finendo per contagiare anche me. "Dovresti vedere i ritratti che fa... disegna spesso una ragazza bellissima, nel dettaglio!"
Persi un battito.
Mi venne la nausea. Un senso di vuoto mi premette sui polmoni.
"Ecco che cazzo succede quando do confidenza a qualcuno."
"Si, la mia migliore amica morta." Dissi scostante, per poi inchiodare. Entrambi mi guardarono con occhi sbarrati, lasciai che si creasse un silenzio imbarazzante, il prof di arte era onestamente mortificato, ma non mi importava nulla, ero incazzata. "Lucy, mi dispiace, non ne avevo idea." Disse facendo un passo verso di me.
"Come poteva? Ha mai pensato che un motivo se quelle tele non le lascio mai in aula un motivo forse ci sarà?" Sole mi fissava, con la bocca semi aperta, come se le parole le stessero morendo in gola. "Mi dispiace, scusami Lucy non volevo toccare un punto..."
"Fa nulla, non ha toccato proprio niente." Lo interruppi gelida. "Proseguite senza di me. Non ho più fame." Cambiai strada. Il prof Dante gridò il mio nome ancora un paio di volte mentre mi allontanavo, non mi voltai. Stavo scappando come una ragazzina ferita, perché in quel momento, mi ero ridotta a quello. Il fatto che fosse successo tutto davanti a Sole, per qualche maledetta ragione rendeva tutta la situazione ancora più frustrante. Mi odiavo, perché il mio corpo reagiva ancora in quel modo, perché forse, non sarei mai guarita da quella ferita, forse quel vuoto che mi divorava da anni, non se ne sarebbe mai andato. I pensieri iniziarono a prendermi a pugni le tempie. Mi sentivo la testa esplodere.
Mi rintanai nell'unico luogo in cui non sarei stata costretta a parlare degli affari miei o a spiegare che cosa mi turbasse... al bar.
Decisi di tornare in quel bar del giorno prima... per assurdo dopo nemmeno ventiquattro ore a Firenze... avevo già individuato il mio bar abituale. Incrociai di nuovo il gruppo di festaioli, c'erano quasi tutti. "Eccola qui la filosofa! Ci stavamo chiedendo che fine avessi fatto!" Biascicò uno di loro sorridendomi. Sorrisi complice.
"Fanculo! Barman una birra perfavore!" Sbottai. Non appena il barista mi allungò il calice pieno, presi a parlare incazzata: "Una cazzo di fiorentina! Avrei speso un sacco di soldi! Solo per pranzare con quella stronza!" Tutti mi guardarono incuriositi. Scossi il capo: "Bhe fanculo! Ora mi avanzano dei soldi quindi... Barman! Il prossimo giro lo offro io!" Feci cenno al barista seguita dalle acclamazioni del gruppo, per poi riprendere il mio monologo sconnesso: "Sembra che ogni volta che cerco di avvicinarmi a lei, finisco per farmi del male! Cazzo!" Tutti scossero il capo, disapprovando Sole senza nemmeno capirci molto. Era questo il bello... non era necessario fare dei discorsi con un filo logico se bevevi alcol come un cammello ed eri nella loro stessa lunghezza d'onda, bastava questo per avere la loro stima.
"Ingrata del cazzo!" Disse uno di loro, gli altri gli diedero ragione. "Fanculo!" Bevvi il calice in un solo sorso, con le loro esaltazioni in sottofondo. Mi offrirono da bere per tutto il giorno, per festeggiare, per consolazione... non manca mai un motivo per bere. Verso sera comunque quasi mi ero dimenticata che cosa mi affliggesse... Persi completamente la cognizione del tempo. Mi staccai dal gruppo per prendere un po' d'aria. Mi ero isolata a fumare in quel vicolo buio. Alzai gli occhi al cielo, oramai si era fatta notte fonda... Il mio telefono prese a squillare... mi resi conto di non averlo guardato fino a quel momento, avevo una marea di chiamate perse di un numero non salvato.
"Pronto?" Biascicai.
La tua prossima ossessione. Scoprilo ora